Per Non Dimenticare

L’associazione, Città di Barcellona P.G. ha deciso di dedicare questa pagina, al fine di onorare la memoria del compianto amico, nonché EROE,  Giuseppe La Rosa, maggiore dell'esercito italiano, caduto in Afganistan l'otto giugno del 2013.

Il gesto compiuto dal nostro "amico" e concittadino, sacrificare la propria vita per gli altri, può e deve diventare, non solo, simbolo della Barcellona per bene,  ma soprattutto deve fare da stimolo ad ogni barcellonese, e renderci consapevoli, che nel nostro piccolo possiamo fare grandi cose.

 

Chi era Giuseppe La Rosa?

Giuseppe La Rosa, è nato a Barcellona il 16 gennaio del 1982, da una famiglia numerosa, terzo di quattro fratelli.

Cresciuto come tutti noi, qui nella nostra città, ha frequentato l’istituto superiore Scientifico Enrico Medi. Conseguito il diploma di maturità, ha effettuato la selezione per diventare ufficiale dell’esercito.

Vinto il concorso ha quindi lasciato, a soli 19 anni, la sua amata città per trasferirsi in quel di Modena dove trascorrerà i primi tre anni della sua carriera militare.

 Al termine del triennio si trasferì a Torino, per completare l'accademia con il biennio, come prevede il percorso formativo da ufficiale dell'esercito italiano.

Nel frattempo, quello che inizialmente, era un lavoro, un occasione preziosa, per Giuseppe si trasformava in altro, in una passione smisurata per la sua patria, per la sua “terra”, per il suo lavoro.

Era evidente quando ne discuteva con amici e parenti, che credeva fermamente in ciò che faceva e che amava farlo.

Come erano altrettanto evidenti i principi su cui bastava la sua vita: sincerità, schiettezza, lealtà, sacrificio, solarità, amore per il prossimo, unitamente anche, ad un po’ di “cocciutaggine” o determinazione che dir si voglia, che non guasta mai.

Nonostante le distanze spesso proibitive, Giuseppe, non ha mai dimenticato la sua terra e i suoi amici d’infanzia, anzi tutt’altro, incredibilmente è riuscito a rafforzare i legami affettivi. Ogni qualvolta ne ha avuto la possibilità, ha organizzato viaggi, ad esempio a Londra, insieme ai suoi amici barcellonesi.

Viaggiare, infatti, era un’altra delle sue grandi passioni nonostante il tempo libero a sua disposizione fosse limitato.

Terminati i due anni a Torino e ottenuto il conseguimento della laurea e del grado di Tenente, venne trasferito al reggimento dei Bersaglieri con sede Bari.

Nel capoluogo Puglise, “Peppe”, ha proseguito di gli studi e ottenuto altre due lauree,  l’ultima delle quali il 18 Marzo del 2013 in scienze politiche.

Questa sua voglia di studiare, nonostante non fosse più necessario per la sua carriera, era dettata dalla sua ambizione, dalla passione per ciò che faceva, dalla sua voglia di migliorarsi, professionalmente e non solo.

Ma Giuseppe, non si è limitato soltanto agli studi, infatti, allo stesso tempo, ha maturato esperienze sul campo con svariate missioni dapprima in Kossovo e poi Afghanistan, che lo avevano portato a crescere umanamente e professionalmente acquisendo il grado di Capitano. 

Le esperienze di vita fatte in quelle realtà così dure e lontane dal mondo in cui siamo cresciuti non hanno lasciato indifferente Giuseppe, che come sempre, ha tirato fuori il meglio di se organizzando, in tutto segreto, la raccolta di medicinali, indumenti, e quant’altro, per i bambini afghani.

Come tutti i ragazzi della sua età ha avuto anche lui i suoi problemi personali , in particolar modo nel periodo in cui si trovava a Bari, problemi che avrebbero piegato chiunque, ma non lui! Incredibilmente Giuseppe, sempre con il sorriso sulle labbra è riuscito ad affrontare, e a superare le avversità e le delusioni della vita.

Era un gran “Ragazzone” che riusciva a farsi voler bene da tutti. Era un "gigante buono".

Ha lasciato il segno in tutte le città che ha visitato durante la sua carriera, ovunque “dispersi” per l’Italia (e non solo), ha scie di amici di persone che gli vogliono bene.

Per capire la portata di ciò che era e di ciò che ha fatto, con la sua semplicità, basta guardare oggi, a diversi mesi dalla sua scomparsa, la sua pagina facebook per capire il segno profondo del suo passaggio su questa terra.

Di recente si era trasferito a Cagliari, Capitano del terzo reggimento dei Bersaglieri di Teulada. Era rimasto abbagliato dalla Bellezza, di Cagliari e della Sardegna, e come sempre con tanto affetto e disponibilità, aveva invitato diversi amici ad andarlo a trovare, per il piacere di trascorrere qualche giorno in compagnia.

Di li a breve, dopo aver conseguito la sua ultima laurea è partito per la sua ultima missione, in Afghanistan a Farah, missione che lo preoccupava non poco  per l’ostilità dell’area in cui operava. Preoccupazione dettata, non tanto dal pericolo personale che correva, ma più che altro per la responsabilità che il suo grado comportava nei confronti dei suoi commilitoni.

Il resto dei fatti, purtroppo, è noto a tutti.

La tragica mattina dell’otto giugno 2013, Giuseppe La Rosa, a soli 31 anni, restava vittima di un vile attentato mentre rientrava alla base, da una missione in cui il compito era addestrare la polizia Afghana.

Ciò che è emerso, nelle ore immediatamente successive, deve rendere orgogliosi, “Noi Barcellonesi”!!!

Giuseppe, nell’estremo tentativo, tra l’altro riuscito, di proteggere i suoi compagni si è proteso, facendo scudo con il proprio corpo, sull’ordigno gettato all’interno del blindato sacrificando ciò che di più caro c’è al mondo, la propria vita, per salvare i suoi commilitoni.

Si potrebbero usare tanti aggettivi per definire questo suo gesto di puro amore per il prossimo: coraggioso, altruistico, eroico…

Ma nessuno di questi renderebbe giustizia a ciò che era, o placherebbe il vuoto lasciato da, Giuseppe La Rosa, nella vita dei suoi cari, dei suoi amici.

Di contro sappiamo invece cosa è di certo Giuseppe, per la sua Italia, per la sua amata Sicilia, ma soprattutto per la sua Barcellona… Un Eroe!!!

Ecco chi era Giuseppe La Rosa, una persona semplice, dai principi forti, da un etica irreprensibile, da una voglia di vivere incommensurabile, da un altruismo e da una generosità immensa.

La nostra associazione, ci tiene a ricordare, Giuseppe, un Eroe, come ce ne sono stati tanti altri, ma che ai nostri tempi, troppo spesso, vengono occultati dai media, che escludendo il sensazionalismo iniziale, fanno rapidamente cadere queste notizie nel dimenticatoio.

Nel nostro piccolo, invece riteniamo che storie come questa devono essere esaltate ed evidenziate al fine di essere fonte, di esempio, di inspirazione per giovani della nostra città (e non).

Non ci riferiamo soltanto al gesto eroico con il quale il nostro concittadino ha salvato la vita a tre commilitoni, ma ci riferiamo in particolare, al modo di affrontare la vita nella sua quotidianità: la dignità, alla forza di volontà, la voglia di sacrificarsi per raggiungere i propri obiettivi. Tutto questo fatto, sempre, basandosi su sani principi di legalità correttezza e lealtà.

Giuseppe riusciva a fare tutto ciò con una semplicità disarmante, senza mai dimenticare, da dove era partito, la propria terra, i propri cari e i veri affetti.

Una storia così, di vita semplice, ma allo stesso tempo straordinaria non può e non deve essere dimenticata, ma va promulgata e ricordata.

Giuseppe, vive certamente nel cuore delle persone che gli vogliono bene, vive nel cuore dei compagni a cui ha salvato la vita, ma soprattutto può continuare a vivere nel ricordo intero di una città che adesso ha l’orgoglio di poter essere ricordata come la città del Maggiore Giuseppe La Rosa Eroe.

 

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